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Fabri Fibra e il partito della libertà

Il cantante rapper Fabri Fibra è stato invitato al concerto del primo maggio. L'associazione D.I.re ha criticato questa decisione per via del carattere sessista e violento dei testi delle sue canzoni. Quindi, il sindacato ne ha deciso l'esclusione. Non conosco la discussione che ha portato alla decisione definitiva, perciò non so valutare se si sia trattato di una effettiva presa di coscienza della questione sollevata, o sia stata solo la concessione formale, simbolica fatta ad un gruppo di pressione. In ogni caso, è stato giusto alla fine escludere un sessista dalla manifestazione della festa del lavoro, così come sarebbe stato giusto escludere un razzista o un antisemita.

La decisione finale è stata contestata da alcuni blogger e commentatori. Contestazioni sono costruite, non su argomenti razionali, ma su parole magiche, parole d'ordine, metafore, pargoni improbabili, che evocano immagini da proiettare sulla controparte. Tra i contestatori si distinguono Annalisa Chirico su Panorama, Giorgio Capozzo su Gli Altri, Domenico Naso e Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, giornale già noto per le comparsate misogine di Massimo Fini e la negazione del femminicidio di Marcello Adriano Mazzola. Mentre una reazione sobria l'ha avuta proprio Fabri Fibra.

1) La parola magica più gettonata è censura. Fabri Fibra sarebbe stato censurato. In verità, è solo stato escluso da una manifestazione politica i cui valori non sono compatibili con quelli espressi nei testi delle sue canzoni. Nessuno ha chiesto di vietargli di cantare, tenere concerti, ritirargli i cd dai negozi o gli mp3 dal web. Infatti, gli stessi che accusano la censura, accusano anche di avergli fatto troppa pubblicità e di averlo reso ancor più popolare. O è vero un argomento oppure è vero l'altro. E' vero l'altro, ma è stato anche aperto un dibattito. Chi ha più filo tesserà. Non è detto che quel linguaggio violento che esprime il cantante sia vincente, nel momento in cui ci si appresta ad ascoltarlo con orecchio critico. Anche se qualcuno lo ha paragonate al mare, cioè ad una indomabile forza naturale. Il dibattito, non solo rende più noto il cantante, ma anche tanti commentatori e le loro idee sulla violenza e sulla cultura della violenza. Che il sindacato abbia pieno diritto a decidere la partecipazione degli artisti alle sue manifestazioni, è facilmente riconoscibile e accettabile. Quello che stavolta non viene digerito, è che la decisione sia stata influenzata da una associazione di donne.

2) Una associazione che si batte contro le facezie. Una parola che ha poca magia, ma che riassume tutta una filosofia. Se la violenza è il mare, una forza della natura, si sarà poco disposti a riconoscere l'influenza degli aspetti ambientali, culturali, così i linguaggi delle canzoni, dei film, della pubblicità, delle narrazioni fantastiche, diventano questioni di poca importanza, che è ottuso pensare di correggere e contrastare. Le battaglie vere sarebbero altre. Che poi magari, chi muove questo tipo di critica, comunque non fa, preferendo impegnarsi nella difesa ad oltranza e nella rivendicazione delle facezie. Il principale argomento difensivo consiste nella negazione di un determinismo che nessuno ha mai proposto, per cui non sarebbe vero che un giovane ascolti un brano violento e poi vada a commettere violenza. Certo, è molto improbabile che succeda così, anche se la rara eventualità che comunque possa succedere è già sufficientemente grave, come pure l'eventualità che quel linguaggio pesantemente aggressivo e offensivo sia imitato. Quello che succede è che la violenza viene resa un fatto normale, qualcosa che può essere detta e cantata, constatata, senza prendere posizione. La violenza diventa una comune scartoffia, rispettato alla quale, il cantante, i commentatori, i fans, sono soltanto dei passacarte. Al limite, ci mettono un timbro sopra con una dicitura negativa. Magari "fastidiosa" o "bruttina". La violenza non appartiene alla straordinarietà di un Armageddon, ma proprio all'apparente normalità e soavità del Mulino bianco. E' endemica, non a causa dei troppi violenti, ma a causa dei troppi indifferenti. Di quelli che certo, la violenza è una brutta cosa, ma è una cosa da donne, mentre le cose più importanti, le cose da uomini, sono ben altre. Ad esempio la corruzione, il conflitto di interessi, la mafia. Cose per cui non ci si rassegna all'idea che il mondo non possa essere il Mulino bianco e che il mare non sia domabile.

3) Per le cose da uomini la parola scandalo parrebbe inappropriata. Le facezie infatti sono rivendicate come fossero una sfida al perbenismo e al moralismo. In effetti, fino al 1996 la violenza sessuale era considerata un reato contro la morale, non contro la persona. E alcuni continuano a percepirla come una  questione morale. Così simularla nei linguaggi sarebbe antimoralismo, o persino proficuo disincanto contro le illusioni. Qualcosa che va a confondersi con la volgarità del turpiloquio, con approcci e modalità di relazione contrarie al galateo, con rappresentazioni del sesso estremo o del sesso e basta. L'idea che il consenso della donna sia discriminante e che il violarlo sia una violazione dei diritti umani sembra perdersi nello sfondo. Certo, non si radica nei sentimenti. Qualsiasi persona civile abbia subito o assistito ad una violenza, non ha provato scandalo, ma paura, rabbia, impotenza, orrore, rigetto.

4) Ma violenti e indifferenti non possono essere oggetto di esclusione. Il primo maggio è la festa del diritto del lavoro, dovrebbe includere tutti quelli che vi si riconoscono, senza ulteriori discriminazioni. Tutti: carnefici e vittime, sessisti e antisessisti. E' l'idea che un diritto vale più degli altri. La violenza contro le donne viene dopo. E viene comunque attribuita a gruppi sociali ai quali occorre dedicare tolleranza. Una volta gli arabi, i musulmani, un'altra i proletari, gli emarginati. Se non sanno rispettare le donne come vorremmo noi salottieri radical chic, non perciò abbiamo il diritto di disprezzarli ed escluderli. Così, giusto per non sentirsi superiori. E' la variante buona e indulgente del razzismo e del classismo. Un pregiudizio sociologico che vuole dimostrare, senza essere dimostrato.

E dunque, la censura delle facezie, per cui ci si scandalizza e si esclude, non può che portare alla caccia alle streghe. Chi sarà il prossimo? Altro che muri. Il senso delle proporzioni e il senso del ridicolo abbattuti in un colpo solo.

Deconstructing la censura (Lorenzo Gasparrini)
Non è censura stigmatizzare la banalizzazione della violenza contro le donne (D.I.re)
Fabri Fibra e la soglia etica (Michela Murgia)
Le donne del sindacato su Fabri Fibra: testi inconciliabili
Perché no a Fabri Fibra e la percezione della violenza (Luisa Betti)
Abbattere i complessi di inferiorità
Il concerto del primo maggio, niente Fabri Fibra. Perché è buona notizia (LezPop)

9 Responses to “Fabri Fibra e il partito della libertà”

  1. a me che Fabri Fibra non canti al Concertone non importa..per conto mio non doveva neanche essere invitato, il punto è un altro.la narrativa racconta l'umano e la società..nella società c'è anche la violenza e non c'è da oggi (nei secoli passati ce n'era molta di più)..se la storia che racconto richiede di mostrare qualcosa di violento lo si deve mostrare..sta all'autore decidere come e quanto

  2. Certo. Poi, gli organizzatori delle varie manifestazioni pubbliche decideranno quali autori promuovere e quali no. Ciascun autore troverà accoglienza da qualche parte. Se il Fatto Quotidiano organizza una sua festa, tra un dibattito con Massimo Fini e uno con Andrea Scanzi, l'intermezzo musicale di Fabri Fibra ci sta benissimo.

  3. ma infatti anche secondo me Fabri Fibra non è stato censurato..però onestamente mi preoccupa chi parla di "correggere" (e chi corregge i correttori?), ci vedo la logica paranoica del Moige.
    La violenza è colpa di chi la commette e non di cosa legge o della musica che ascolta...se un fan del death metal ammazza è colpa sua non del metal, se un fan della musica classica ammazza non è colpa di Beethoveen.
    Vorrei sommessamente ricordare che il tizio che uccise Lennon leggeva Il giovane Holden e Charles Manson ascoltava i Beatles. colpa di Salinger e di Helter Skelter? Non credo.

  4. si vede che Bowling for Columbine non ha insegnato nulla..se ancora ce la prendiamo col Marilyn Manson di turno (anzi beati gli americani: Manson è musicalmente superiore a Fibra)

  5. comunque sia Fibra non c'entra nulla col primo maggio..solo per questo non dvevano nemmeno invitarlo e non certo perchè "istiga" a commettere chissà cosa

  6. evidentemente c'è chi rimpiange Frederick Wertham (se non sapete chi è cercate su wikipedia) ma non io

  7. A questo tipo di obiezioni ho già risposto nel post al punto 2).
    Cantare il femminicidio (senza prendere posizione) forse non istigherà alla violenza, di sicuro istiga alla convivenza con la violenza.
    Se Fabri Fibra cantasse "ebrei nei forni" tu e tutti i commentatori liberali vi vergognereste di difenderlo. Invece canta il femminicidio, e lo difendete senza vergogna. Come mai?

  8. io non lo difendo affatto, ho detto che non avrebbero neanche dovuto invitarlo al Concertone, ma mi leggi o fai finta? Il mio discorso va al di là di Fibra. Quelli che cantano "ebrei nei forni" hanno i loro spazi come ce li ha Fibra e là devono restare, ma se qualcuno mi dicesse che prima non era antisemita e lo è diventato dopo quelle canzoni penserei che è un gran bugardo

  9. comunque gli spazi dei gruppi musicali neofascisti sono assolutamente marginali come è giusto che sia.

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