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Abbattere i complessi di inferiorità

Mi pare evidente che Michela Murgia non paragona le donne ai bambini (stabilendone l'innocenza? A che pro, poi. Se una donna viene massacrata da un uomo perchè non vuole essere di sua poprieta’, è l'innocenza della vittima che va indagata?). A meno di voler sostenere che le ha pure paragonate ai gatti!

A me sembra abbastanza chiaro che ad essere paragonate sono le differenti percezioni rispetto alla violenza esercitata su soggetti diversi. Lo stesso reato subito da un africano o un rom lascia ancora più indifferenti e la loro innocenza probabilmente messa ancora di più in discussione.

Dico basta a questi complessi di inferiorita': perchè mai dovrei sopravvivere all'ennesima "canzone machista" (diciamo pure misogina!).

Si oserebbe chiedere ad un ebreo di sopravvivere all'ennesima invettiva antisemita?
Io pretendo non sopravvivano il sessismo e la misoginia come l'antisemitismo.
Lo pretendo. 
Non me lo devo conquistare inventandomi fantasiose e creative modalita’ e improvvisandomi artista sovversiva.
Che diavolo vuol dire autoorganizzare le lotte? Ma perchè D.I.Re è costituita da patriarchi? 
Ma spingiamoci oltre, autoorganizzare le lotte che significa esattamente, che l'antisemitismo è un fatto che riguarda gli ebrei e solo loro? 
Che sono loro a doversi guadagnare rispetto e parita' facendo controcultura? Che l'antirazzismo è mettere sottotutela bambini rincoglioniti?

Che i limiti che la legge e l'etica devono imporre perchè il mondo non sia una giunla in cui la sopravvivenza è affidata alle capacita' di autodifesa dei singoli, fanno degli individui bambini sottotutela?

Basta.
Che le donne superino i complessi d'inferiorita': il giorno in cui avranno la consapevolezza di avere lo stesso diritto di un uomo bianco ed eterosessuale di non essere offese, abusate, discriminate e perfino massacrate, allora si che potremo cominciare a parlare davvero di autodeterminazione.

Sapersi difendere dalle brutture del mondo è prima di tutto pretendere rispetto. 

Su la testa, i diritti si pretendono!

26 Responses to “Abbattere i complessi di inferiorità”

  1. credo comunque che una donna che esprime un altro punto di vista su questa vicenda non sia per forza una che ignora la questione della violenza sulle donne

  2. rimane il fatto che fibra non c'entra nulla col primo maggio e non andava neanche invitato

  3. Sull'argomento condivido integralmente la repliche di Michela Murgia a E.W (alias FikaSicula/laglasnost)
    dialogo riprodotto anche su:
    http://abbattoimuri.wordpress.com/2013/04/24/fabrifibra-ma-io-non-sono-una-bambina-non-ho-bisogno-di-tutela-ne-di-sorveglianza/


    «(...) non ho letto come un'azione di tutela quella che hanno compiuto le donne di Di.Re. Mi è parsa invece l'occasione per accendere un riflettore sulla leggerezza con cui la violenza sulle donne viene considerata "narrabile" all'interno dei confini stessi della sua legittimazione. In un'occasione che aspira a essere una festa di popolo e dei diritti è importante far rilevare che la violenza sulle donne può essere cantata così come avviene, dalla prospettiva del maschio, senza filtro nè critica e con l'alzata di scudi del "Nessuno tocchi l'artista". Ma chi riterrebbe "cantabile" su quel palco l'antisemitismo o il neofascismo? Eppure - per stare dentro alla difesa un po' paracula dello stesso Fibra - esistono e prolificano fecondi nel pensiero comune: hanno quindi diritto di essere cantati così come si manifestano nella testa di chi li vive. Eppure è esatto ipotizzare che in casi di testi artistici quel tipo non ci sarebbe stato neanche bisogno di chiedere di ritirare l'invito, perchè l'invito non sarebbe mai partito. Il motivo è che l'antifascismo è un "valore" consolidato della sinistra, mentre l'antimachismo non è un valore di nessuno. A meno che qualcuna non si alzi a dire che dovrebbe diventarlo, e credo che sia questo che hanno fatto le donne di Di.re. Non c'è alcuna intenzione di mettere le donne o i giovani di quella piazza sotto tutela; casomai c'è il desiderio di cominciare a far rilevare l'assurda leggerezza con cui fino a ora è stata pubblicamente tollerata la narrazione acritica della violenza di genere.»

    http://www.michelamurgia.com/cultura/generi/798-fabri-fibra-e-la-soglia-etica#kmt-9444


    «(...) non sono convinta dell'idea che narrazione violenta e contro-narrazione non violenta possano stare sullo stesso palco senza creare un cortocircuito di senso dove l'uno finisce per legittimare l'altro. E' un po' l'operazione che fa il blog della 27esima quando fa l'inchiesta sulla violenza alle donne e poi a un certo punto ti piazza lo spruzzo di pluralismo tipo "e ora la parola agli uomini", dove gli abusanti raccontano il loro punto di vista. Quello tra un abusatore e un'abusata non può essere proposto come dialogo tra posizioni paritarie, altrimenti quello che è un reato rischia di essere percepito come un'opinione tra le molte possibili, per quanto conflittuale.»

    http://www.michelamurgia.com/cultura/generi/798-fabri-fibra-e-la-soglia-etica#kmt-9450

    (continua)

  4. Nessuna delle questioni mi sembra declinabile nella contingenza del concerto del 1° maggio. Parto dalla necessità di affermare l'evidenza che l'abusante è un uomo comune. Non sono convinta per nulla che l'equiparazione in dignità degli spazi di parola sia utile a raggiungere questo obiettivo, perchè le volte in cui mi è capitato di assistere a questo benintenzionato teatrino è sempre accaduto che gli uomini, almeno quei pochi che non negano, finissero per giustificarsi dipingendosi fisicamente e psicologicamente fragili (perché infragiliti dalle donne), vessati (dalle donne), stressati (dalle donne) e bisognosi di comprensione e aiuto (dalle donne). Che la violenza abbia una faccia comune lo sappiamo perché quella faccia ce l'hanno rivelata le donne sopravvissute; gli uomini violenti al massimo ci hanno detto che hanno sbagliato perchè quella stronza li esasperava. Perchè credi che un'ipotetica crew femminile sul palco di piazza San Giovanni avrebbe contribuito al nostro empowerment? A me pare piuttosto che avrebbe consolidato la messa in scena della "guerra tra sessi" con una gangsta sit-com alla Sandra e Vianello, yo brother / yo sister. Per me discutere fino a negare il diritto di parola all'abusante e ai suoi complici narrativi è un gesto necessario e urgente che rientra perfettamente nella mia idea di empowerment. Alla narrazione violenta va staccata la spina, a maggior ragione se quella spina è attaccata a un microfono. Quel che è scandaloso è che la richiesta della rete Di.Re sia stata scaricata su di loro, offrendo armi a chi ha interesse a trasformare una lotta sacrosanta per il rispetto in una pretesa censoria capricciosa e isterica.

    http://www.michelamurgia.com/cultura/generi/798-fabri-fibra-e-la-soglia-etica#kmt-9458

  5. se scrivo un romanzo che ha come io narrante un assassino, un serial-killer, un pedofilo sono un "complice narrativo"?..ora che ci penso Hannibal Lecter è un personaggio a suo modo perversamente affascinante..vogliamo silenziare Thomas Harris e Jonathan Demme?..e i revenge movie di Tarantino? I thriller? Gli horror? Stacchiamo la spina anche a loro? E se un romanziere raccontasse una storia di omicidi o uxoricidi in forma di black comedy? Anche quello non ha diritto di parola?
    Il femminicidio è un problema gravissimo..ma non si risolve prendendosela con chi narra anche in forma artistica la violenza. La colpa della violenza è di chi la commette, non della musica che ascolta

  6. tra i commenti al post di michela Murgia c'è chi sostiene che i "complici narrativi" dei femminicidi siano i romanzetti melensi di Moccia quindi andrebbe silenziato lui..io non sono d'accordo nemmeno con questo e non perchè apprezzi particolarmente Moccia

  7. Fabri Fibra ce lo vedo bene come ospite di fikasicula al prossimo feminist blog camp. Sarebbe un bel confronto tra i due. E non è detto che in fatto di misoginia riesca a vincere il rapper.

    Al primo maggio invece continuo a vederlo fuori contesto.

  8. Sul diversivo della censura, molto condivisibile anche il commento di Lea Melandri.


    Lea Melandri sull'esclusione di Fabri Fibra dal concerto del 1° Maggio

    Il problema, come sempre, sta a monte. Ci si dovrebbe chiedere che senso si vuol dare oggi alla ricorrenza del 1° maggio: la scelta del concertone risponde all'idea che sia importante innanzi tutto attirare una generazione giovane, venendo incontro perciò ai loro gusti, qualunque essi siano. In questo caso, perché no?, anche Fabri Fibra, che mi dicono sia tra i più
    graditi, nonostante o forse proprio per i suoi temi sessisti e omofobi. Se invece le organizzazioni sindacali che lo promuovono vogliono salvaguardarne i valori per i quali la manifestazione è nata, la prima preoccupazione dovrebbe essere quella di una estrema vigilanza sulle scelte che vengono fatte. Un testo violento lo è sia che lo si canti sia che lo si declami in un comizio, a Fabri Fibra non sarebbe certo stato invitato sul palco come oratore. Perché sulla musica si dovrebbe invece tacere, lasciar passare tutto in nome del 'giovanilismo'?
    La protesta e la decisione di non fargli aprire il concerto è, per quanto mi riguarda, criticabile perché è venuta a cose fatte, prendendo così l'aspetto di una censura ( e sappiamo che gli interventi censori suscitano fatalmente reazioni contrappositive, che sarebbe meglio evitare). Detto questo, la trovo invece più che motivata, ampiamente condivisa dalle sindacaliste e da tante associazioni o singole donne esterne al sindacato, impegnate da anni a contrastare ogni forma di violenza maschile contro le donne.
    Sull'accusa di 'veterofemminismo' mi verrebbe da dire, per stanchezza storica, 'sorvoliamo', ma forse invece vale la pena di tornare ogni volta a mostrarne l'infondatezza e quindi l'aspetto pregiudiziale. Se per 'vetero' si intende il femminismo degli anni '70, un minimo di conoscenza storica dimostrerebbe che non ci sono mai state nella storia del movimento delle donne pratiche politiche più lontane dalla censura. A meno che non si voglia leggere come repressive e censorie le discussioni sulla sessualità, sulla maternità, sula divisione sessuale del lavoro e le manifestazioni per il divorzio, l'aborto, il cambiamento del diritto di famiglia, per una legge contro la violenza sessuale.
    Per la passione duratura che mi lega a quegli inizi e alla loro radicalità, penso tutt'oggi che sia meglio criticare e contestare, combattere per ciò che crediamo giusto, piuttosto che censurare.
    Ma non si può bollare come censura il fatto che dalle dirigenti del sindacato sia venuta, sia pure tardivamente, una decisione forte per contrastare la presenza di un cantante che usa in modo interessato e cialtronesco i luoghi più comuni del sessismo e dell'omofobia per accattivarsi il pubblico.

    Lea Melandri

  9. pure io lo vedo fuori contesto al Primo Maggio, credevo di averlo detto. In realtà stavo parlando di altro sulla scorta della risposta di Michela Murgia

  10. L'espressione "fuori contesto" in effetti è un po' debole. Direi "incompatibile".

    Un po' tutti quelli che hanno contestato l'iniziativa dell'Associazione D.I.Re, rispetto alla questione posta, hanno parlato di altro.

  11. il mio problema non è il ritiro dell'invito a Fibra (tra "fuori contesto" e "incompatibile" non c'è gran differenza e comunque lo penso anch'io)..il mio problema è la questione dei famosi e non precisati "complici narrativi" a cui, come scrive Murgia, andrebbe impedita la parola con tanti saluti alla libera discussione, al confronto e alla libera interpretazione dei testi narrativi e del loro modo di raccontare l'umano e la società.
    Gli ultimi interventi di luziferszorn e monomania (il quale dimostra una volta di più come la musica non abbia tabù nemmeno riguardo alla pedofilia) sul blog dicono a mio parere, cose su cui riflettere.che si sia d'accordo o meno

  12. Chi canta la violenza, senza prendere posizione, è un complice narrativo. Così come chi lo difende. Il concetto è corretto. Come il proposito di staccargli la spina. Il fascismo, il razzismo, l'antisemitismo, il sessismo, non sono legittime controparti di un dibattito democratico. Sono fenomeni violenti, regressivi, discriminatori, di fronte ai quali la ragione è impotente. Non hanno un fondamento razionale, una ragione da confutare. Sono soltanto da inibire. Sicuramente sono da inibire nelle sedi istituzionali e nelle manifestazioni dei movimenti che si proclamano progressisti.

  13. le sorelle giussani erano complici narrative di furti e spietati omicidi dato che Diabolik sopratutto nei primi anni uccideva molto di più rispetto a ora

  14. alla fine doveva esserci un punto interroativo. La mia domanda è retorica, le Giussani non erano complici di nulla

  15. Non conosco la loro opera, non posso giudicare. Ma credo sia molto diverso valutare l'impatto di un racconto, una storia, dove può esserci anche violenza, ma dove, senza che l'autore prenda direttamente posizione, anche un adolescente è messo nelle condizioni di distinguere i "buoni" dai "cattivi", il "bene" dal "male" attraverso il senso di una trama, e valutare l'impatto di frasi violente in una canzonetta dal dubbio senso, urlate e sparate al solo scopo di fare effetto.

    Ciò nonostante, persino ad un romanzo capita di essere messo in discussione. E' successo all'ultimo romanzo di Umberto Eco (Il cimitero di Praga) il cui io narrante antisemita è stato criticato dalla comunità ebraica, perchè troppo perfetto, fino al punto da poter sembrare corrispondere al pensiero dell'autore. Ovviamente Umberto Eco ha una credibilità certamente superiore a quella di Fabri Fibra ed ha saputo spiegare che il suo era un libro contro l'antisemitismo. Ma proprio a nessuno è venuto in mente di accusare la comunità ebraica di essere bigotta, moralista, censoria, etc.

  16. Ho letto il romanzo e che sia contro l'antisemitismo non credo ci siano dubbi, comunque credo che se la comunità ebraica avesse chiesto a un conduttore televisivo, tipo Fabio Fazio o Gad Lerner o Serena Dandini,di non invitare Eco a promuovere il libro..forse qualche critica ci sarebbe comprensibilmente stata.
    il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni non chiese di porre alcun limite alla promozione e alla diffusione del libro, espresse alcuni timori (timori secondo me immotivati anche se umanamente comprensibili) a cui Eco rispose efficacemente in un confronto pubblico.
    Importante questa frase che in quel dibattito disse Eco: "E un romanzo, a differenza di un saggio, non porta a delle conclusioni, mette in scena le contraddizioni."
    Poi come fai notare giustamente tra Eco e Fibra vi è un abisso..come credibilità e credo anche intelligenza e talento

  17. Se la comunità ebraica giungesse alla conclusione che un libro è antisemita, certamente non lo promuoverebbe nelle sue manifestazioni. E secondo me, finiribbe per essere escluso anche da tutta la distribuzione. Perchè l'antisemitismo è avvertito come problema collettivo. L'antisessismo ancora no. Qui è il punto dolente.

    Neppure per Fabri Fibra è stato chiesto di porre limiti alla promozione delle sue canzoni. Non lo si vuole al primo maggio, nel giorno della principale manifestazione del movimento operaio, della sinistra, di cui anche il femminismo fa parte.

  18. e ho già detto che secondo me manco andava invitato a primo maggio..lo devo ripetere ancora?
    comunque Di Segni ha accettato di esporre le sue perplessità a Eco in un pubblico dibattito..cosa che con Fibra non può avvenire forse perchè..non è Eco?

  19. E' vero che hai detto più volte che non andava invitato al primo maggio. Però poi dici anche altre cose che sembrano attribuire alle femmiste una generalizzata volontà censoria. Tipo il parallelo secondo cui «se la comunità ebraica avesse chiesto a un conduttore televisivo, tipo Fabio Fazio o Gad Lerner o Serena Dandini, di non invitare Eco a promuovere il libro... forse qualche critica ci sarebbe comprensibilmente stata» Nessuno ha chiesto che il rapper non vada a Sanremo o al Festival bar o ad altre manifestazioni canore.

    A parte, la evidente differenza tra i due, Fabri Fibra ha rivendicato i contenuti delle sue canzoni e il suo non prendere posizione. Eco no, ha preso posizione. Di Segni non è certo andato allo sbaraglio a confrontarsi con uno scrittore che poteva anche difendere un contenuto antisemita o soltanto mostrarsi neutrale. Poi chissà, magari potrà succedere anche con il cantante.

  20. l'unico e autentico rapper che sia mai andato all'Ariston è stato Eminem, come ospite straniero (era l'edizione del 2001 condotta dalla Carrà se ben ricordo) e pure allora ci fu qualche polemica stantia (non dalle femministe)..francamente Fibra a Sanremo faccio fatica a vedercelo e senz'altro ci sarebbero polemiche anche in quel caso..ma poi il punto noj è neanche questo..per me Fibra non è neanche adatto a quel contesto...il punto è che quando si parla di imprecisati "complici narrativi" a cui "staccare la spina" (il tutto condito da affermazioni finto provocatorie tipo "ma come mai non ci sono canzoni sulla pedofilia?" quando invece ci sono eccome) allora vuol dire che la questione va ben al di là della (reale) incompatibilità di Fibra col concertone e il rischio, a prescindere dalle buone intenzioni, di censura generalizzata c'è..e io mi metto in allarme per i motivi che ho spiegato

  21. Non è vero che «di canzoni pedofile, ce ne sono eccome». Non forziamo gli argomenti pur di avere ragione.
    Se frasi di analoga violenza fossero rivolte ad un bambino o ad una bambina, la censura sarebbe fuori discussione:

    “Giro in casa con in mano questo uncino ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino!”.
    “Non conservatevi, datela a tutti anche ai cani, se non me la dai io te la strappo come Pacciani”.
    “Questa classica sfigata che va in cerca di attenzione e finirà un giorno stuprata nel bagno della stazione, così sta ritardata dopo i primi due cannoni si addormenta e non si accorge che le tolgo i pantaloni”.
    “Le ragazze sono così, sono tutte molto strane, si dividono in due gruppi: le mignotte e le puttane”.

    Ed è surreale che in nome della libertà di espressione si difenda questa porcheria, se invece viene cantata contro le donne.

    La violenza sessista, anche quella del linguaggio, merita una censura generalizzata. E spero che un giorno, qualsiasi persona civile, dovendo scegliere tra la tutela della vita e della incolumità delle donne, e la libertà di esprimersi contro la vita e la incolumità delle donne, sappia scegliere senza esitare la prima, e si vergogni anche solo di pensare di poter scegliere la seconda.

    Non esiste nessuna libertà, senza la libertà di metà del genere umano.

  22. non forzo nessun argomento.
    Tu pensi che la "censura generalizzata" sia utile a fermare la violenza sulle donne, io credo di no..la censura non ha mai risolto nulla. i minstrel show che erano spettacoli razzisti sul serio, non sono finiti perchè una legge scritta o non li ha censurati, sono finiti perchè le lotte per i diritti civili e le leggi e i progressi frutto di quelle lotte li hanno resi sempre più obsoleti e scollegati dalla realtà, sono finiti perchè gli attivisti afro-americani(che giustamente odiavano i minstrel) sapevano benissimo che il vero problema non erano gli spettacoli offensivi, i quali erano semmai effetti..non cause del problema.
    E sono contro la censura generalizzata (cioè dovunque e anche davanti a un pubblico maggiorenne) perchè spesso colpisce chi non lo merita affatto come cerco di spiegare (ammesso e non concesso che una rappresentazione artistica anche la più infima o infame meriti censura generalizzata e secondo me non è così)
    Faccio un esempio che da cinefilo mi sta particolarmente a cuore: una delle pietre miliari della storia del cinema dal punto di vista tecnico e artistico è Nascita di una nazione del 1915, film di David Wark Griffith che purtroppo è anche un film apertamente razzista e mistificatore storicamente (ambientato durante la Guerra Civile descrive il ku Klux klan in maniera positiva) il film già all'epoca generò comprensibilmente moltissime critiche e polemiche e manifestazioni e persino scontri di piazza..la miglior risposta al razzismo del film non fu la censura, venne data pochi anni dopo da Oscar Micheaux autentico pioniere del cinema afro-americano con il film Within our gates..anche Tarantino a quasi un secolo di distanza, nel film Django Unchained riprende nella sequenza del proto-KKK il film di Griffith capovolgendone completamente il senso (chi ha visto Django sa a cosa alludo)

  23. Penso non sia utile una legittimazione generalizzata e sento che i tanti che gridano alla censura non hanno questo obiettivo tra le loro priorità. Prendono la parola per difendere un cantante e insolentire le femministe, mentre sul tema della violenza sono assenti e indifferenti, al limite firmano un appello una volta l'anno, salvo contraddirlo alla prima occasione.

    La censura non è necessariamente un dispositivo autoritario. Io censuro chi inneggia alla violenza. Il mio giudizio è censorio. Senza con ciò disporre di alcun potere per impedire o vietare. Il giudizio di uno, può essere il giudizio di tanti, il giudizio collettivo, se corrisponde ad un valore collettivo, un valore egemone. Auspico che l'antimachismo, che oggi non lo è, possa diventarlo.

  24. siamo anche arrivati a dire che il dispositivo autoritario per antonomasia non è autoritario..poi dici "Senza con ciò disporre di alcun potere per impedire o vietare"..se non hai questo potere la tua non è censura per fortuna (però ti piacerebbe che lo fosse, forse)...io ormai credo di aver già espresso il mio pensiero e non ho avuto motivo di cambiarlo.
    Io auspico che invece di "scandalizzarsi" per un testo o una rappresentazione artistica anche infima, si cerchi di capirla per poi magari giudicarla una schifezza ma senza invocare censure generalizzate

  25. e auspico che non ci si scandalizzi davanti a chi, racconta, rappresenta "artisticamente" in maniera più o meno riuscita o complessa la violenza

  26. La censura come dispositivo autoritario attiene al dominio. La censura come giudizio attiene all'egemonia. Se le due cose si accordano, ancora meglio.

    Sull'uso sbagliato, o strumentale, o allusivo, o confusionario di espressioni come "scandalo" o "scandalizzarsi" in rapporto a queste situazioni, mi sono già espresso qui: http://massimolizzi.blogspot.it/2013/04/fabri-fibra-e-il-partito-della-liberta.html

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