Nella puntata di Servizio Pubblico del 25 maggio (si può visualizzare da h. 2.11) si sono scontrate due posizioni. Quella di Marco Travaglio favorevole ad una epurazione di quei politici che hanno messo in atto comportamenti illegali o ai limiti della legalità e quella di Piero Sansonetti, secondo cui, è soltanto il voto che deve selezionare la classe politica e non i magistrati o i giornalisti. Ottaviano Del Turco ha funzionato come pretesto. Sansonetti lo ha citato per fare l'esempio di una giunta regionale (Abruzzo) decapitata dalla magistratura e di conseguenza ribaltata nelle urne, quando a suo dire, dopo quattro anni è evidente che Del Turco è innocente e che è stato arrestato e recluso (per 28 giorni, non per mesi n.d.r.) senza uno straccio di prova. Il processo è ancora in corso, obietta Travaglio, non puoi assolverlo tu. No, vale la presunzione di innocenza, non puoi condannarlo tu, ribatte Sansonetti.

Concordo con Michele Santoro sul fatto che il vero punto dolente sono i quattro anni di attesa prima di arrivare ad una conclusione del processo. Un tempo lungo, con la prospettiva di allungarsi ancora. Un tempo che ci fa perdere cognizione della vicenda, anche solo dei suoi contorni, salvo fare una ricerca e ritrovare gli articoli di stampa che l'hanno a suo tempo raccontata. Del Turco e i suoi assessori sono stati indagati, arrestati e rinviati a giudizio per tangenti, sulla base della denuncia di un impreditore della sanità privata Vincenzo Angelini, seguendo il filone di inchieste di precedenti scandali ed in un contesto di dissesto di bilancio della sanità abruzzese. La posizione di Del Turco sarebbe migliorata, almeno secondo la stampa, grazie ad una informativa dei carabinieri che mette Angelini nel ruolo del re della sanità privata abruzzese e dell'imbroglione, che ha usufrito per anni di trasferimenti miliardari dalla Regione e di cui si raccomanda l'arresto. Secondo i pm, la posizione di Angelini, già nota, non modifica quella di Del Turco, che deve rispondere del possesso di 600 mila euro intestati alla moglie, con cui ha acquistato due beni immobili a Roma e a L'Aquila, che gli sono stati sequestrati. Rispetto alla provenienza di quei soldi, Del Turco si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma il giro di tangenti inizialmente denunciato era molto più grande e altri fondi non sono stati trovati. E intanto questa storia iniziata nel luglio del 2008 è arrivata al maggio 2012 ed è ancora da concludere. E' stata giusta la fine della giunta di centrosinistra e la carriera politica di Ottaviano Del Turco?

La presunzione di innocenza è una categoria giuridica. Significa che, prima di una sentenza di condanna, non puoi essere considerato colpevole e incarcerato, salvo attribuire all'indagato, imputato, i requisiti della custodia cautelare: pericolosità sociale, rischio di inquinamento delle prove, pericolo di fuga. Non è invece una categoria politica o morale. Il partito, gli elettori, i giornali, possono comunque pensare e dire male dell'indagato, per le sue frequentazioni, per i suoi comportamenti, ritenuti se non penalmente rilevanti, almeno favorevolmente condizionanti una situazione di malaffare, di illegalità. In definitiva, possono considerarlo non credibile. A volte in cattiva fede, per trarre vantaggio politico su un avversario. E ciò dovrebbe essere oggetto di contrasto, al limite di querela per calunnia e diffamazione.

Non credo che la questione possa risolversi con una regola consuetudinaria mediante la quale la politica decide la sorte di indagati e processati. Il codice deontologico di cui parla Santoro sarebbe forse auspicabile, ma non in tutte le situazioni e non so quanto praticabile. Berlusconi, padrone del suo partito, ha subito oltre quindici processi ed è sempre rimasto al suo posto, a capo dell'opposizione o del governo, perchè ha sempre mantenuto il consenso, derivante dal suo grande potere economico e mediatico (qui il nodo è il conflitto d'interessi) e dall'identificazione dei suoi elettori i quali potevano non credere alle accuse o persino non ritenerle determinanti, anzi apprezzando la furbizia del proprio leader. Quale regola può dimettere un politico in queste condizioni?

Altri leader hanno dovuto dimettersi, Del Turco, Marazzo, ma anche nel centrodestra, Scajola, perchè la loro legittimazione esterna o interna era più debole, perchè se avessero affrontato le urne avrebbero perso, perchè i sondaggi li davano in picchiata. Di norma l'elettorato di sinistra è più severo, più moralista. Ciò nonostante, il Partito democratico ha oltre un centinaio di amministratori inquisiti e partecipa al discredito della politica. Anche questa condizione generale di discredito indebolisce la posizione di un singolo inquisito. Tuttavia, la sua sorte è questione che io lascerei libera, proprio per permettere altrettanta libertà alla magistratura e al giornalismo. Si deve poter indagare, si deve poter informare, senza mettere in conto la responsabilità di troncare carriere e di ribaltare amministrazioni. I poteri devono rimanere separati e indipendenti tra loro. Proprio per ciò, non mi convince il garantismo di Sansonetti, gia sostenitore della legge bavaglio, che finisce per essere delegittimante e penalizzante nei confronti dell'indipendenza della magistratura e della libertà di stampa, le quali dovrebbero interdirsi, perchè prima viene la politica.

Ottaviano Del Turco e l'inchiesta sulla Sanità in Abruzzo

Femminicidio è una parola di origine messicana, vale per ogni classe di età, ed ha significato internazionale. Indica nel delitto un'aggravante di tipo razzista. Non è il caso di una donna uccisa da un rapinatore, è l'uccisione di una donna in quanto donna, perchè vuole sottrarsi al dominio e al possesso di un uomo. In alcune statistiche si conteggiano tra i femminicidi anche le uccisioni di uomini (in genere figli) uccisi nel tentativo di difendere la donna. Esiste un blog dedicato al femminicidio, curato da Barbara Spinelli: http://femminicidio.blogspot.it/
Può non piacere. Anche alcune donne e femministe lo hanno detto: Isabella Bossi Fedrigotti (vs Luisa Betti), perchè il termine sarebbe svilente (sinceramente non ne capisco il motivo). Però tutte queste critiche finiscono poi per rimuovere l'esigenza di identificare a scopo aggravante un fenomeno violento specifico (l'uccisione di una donna che si sottrae al dominio di un uomo) dandogli un nome universalmente valido.

(...)
Donnicidio anzichè femminicidio? Non so, forse potrebbe andare bene anche questo termine.
Comunque, la genesi del termine in questione risale alla sociologa sudamericana Marcela Lagarve, che come ricorda Barbara Spinelli in un'intervista a Olivia Ferilli "ha coniato questa distinzione tra "femicidio", con cui si intende l'omicidio di donne e "femminicidio", che invece è utilizzato in un'accezione più ampia e sottintende tutte quelle violenze, sia fisiche che psicologiche, rivolte contro la donna e volte al suo annientamento, inteso, appunto, sia come annientamento psichico o morale sia come annientamento fisico."
E questo annientamento o annichilimento è riservato anche alle bambine, non sole alle donne adulte.
Al di là comunque di questioni semantico-formali (pur interessanti) rimane il fatto, sostanziale, di un complesso di atti di incredibile gravità rivolto contro la donna.
Tutto ciò produce ogni anno, nel mondo, a centinaia di stupri, violenze fisiche, psicologiche, ferimenti, ricatti e... morte.
(...)
http://riccardo-uccheddu.blogspot.com/

Facebook uccide i blog, i forum, il web? Sembra proprio di si. Soprattutto nel senso che non gli permette più di acquisire nuovi utenti.

Pare che due terzi dei naviganti giovani viva solamente all'interno dei social-network, dove trovano di tutto: notizie, discussioni, video, foto. Ogni espressione di Internet. E tutto quel che sta al di fuori cerca di integrarsi con i social-network: quotidiani, blog, forum, portali. L'introduzione dell'FB connect e i pulsani di condivisione, può far riprendere un flusso di iscritti, che però è molto più liquido di quello che era un tempo, in genere non si ferma nessuno. I naviganti, fatte le loro escursioni, rientrano nei social-network.

Potremmo paragonare Internet al sistema operativo Dos. I singoli quotidiani, blog, forum, portali, ai singoli programmi che funzionavano da terminale. Facebook a Windows 3.1, il programma ambiente del Dos. Una volta entrato in Win 3.1 non usavi più i singoli programmi del Dos, ogni tanto davi un'occhiata all'emulatore del Dos, ma rimanevi su Windows. Il Dos era il genitore di Windows, il primo sistema operativo dei personal computer. Schermata nera e operazioni scritte da riga di comando. Aprivi un editor e magari ti compariva la schermata blu su cui potevi comporre il testo. Poi è arrivato Windows 3.1, un programmone che faceva funzionare il Dos con icone e finestre, muovendo il mouse su di esse. Non era più un programma come gli altri, era l'ambiente del Dos.

Allo stesso modo, Facebook non è un sito come gli altri, solo molto più grande. E' ormai l'ambiente di Internet. Al momento sembra così. E anche la competizione tra social-network determina selezione e concentrazione.

Penso di confermare il voto alla Federazione della Sinistra. Ma esiste un insieme di partiti che reputo votabili, Sel, Pd, Idv. Altri non li voterei mai: Terzo Polo, Pdl, Lega, e tutto quel che si può trovare a destra. Il Movimento cinque stelle, è un soggetto politico votabile. E capisco chi lo vuol votare, data l'attrazione che esercita, si presenta come la forza che più credibilmente può dare una spallata al sistema. 

In quale direzione, è una incognita fino ad un certo punto, se si guarda alle battaglie di Grillo in questi anni. Contro la Tav, gli inceneritori, i termovalorizzatori, per la raccolta differenziata, contro la Telecom e Parmalat in difesa di consumatori e risparmiatori, contro il potere delle banche, contro la legge Biagi, in difesa dell'articolo 18. Vittorio Feltri diceva che il programma di Beppe Grillo somiglia molto a quello di Rifondazione Comunista. Per molti anni i testi glieli ha scritti Stefano Benni umorista del Manifesto. Ha collaborato con lui anche Michele Serra, già direttore di Cuore. 

A parte la Tav, forse negli ultimi tempi, Grillo ha attenuato questi temi, per concentrarsi su quelli che gli portano più facilmente consenso, soprattutto da destra, dato che Pdl e Lega sembrano in disfacimento: i costi della politica, il finanziamento ai partiti, il finanziamento ai giornali, qualche parola ambigua nei confronti degli immigrati e pure verso la mafia. Sono difetti, ma non sono inediti. Il tema del finanziamento pubblico è da sempre cavallo di battaglia dei radicali, sui quali ci hanno fatto anche un referendum, peraltro vinto e poi aggirato dai partiti sconfitti. Parole (e politiche) ambigue sugli immigrati sono state dette e fatte anche dal centrosinistra, dall'introduzione dei centri di detenzione temporanea alle ordinanze dei sindaci sceriffo.

Il porsi contro tutto e tutti è tipico dei movimenti che debuttano nel sistema politico. Persino i verdi, nel 1985, attraverso i volti educati e signorili di Gianni Mattioli e Massimo Scalia, contrapponevano se stessi ai partiti tradizionali, rifiutando di sbilanciarsi in anticipo in tema di alleanze, prima di diventare una componente stabile delle alleanze progressiste.

Demagogia, populismo, antipolitica, qualunquismo sono le parole magiche con cui il M5S viene demonizzato. Sono parole che, appellandosi alla paura, evitano di spiegare perchè la maggioranza degli elettori mostra di non fidarsi dei partiti attuali. Emanuele Macaluso ha contestato il paragone tra Grillo e Guglielmo Giannini, fondatore dell'Uomo Qualunque, poichè Giannini aveva un altro spessore, un altra cultura. Insomma, il paragone sarebbe troppo edificante per Grillo. Possibile. D'altra parte, tutto il quadro di quell'epoca, presentava un altro spessore e un'altra cultura. Bersani non è Togliatti e neppure Nenni, Berlusconi non è De Gasperi. Dire di quegli uomini, di quei partiti, che erano tutti uguali, pur avendo idee di politica economica, di politica estera, di modello di società, alternative, poteva non avere senso. Dirlo degli attuali partiti una verosimiglianza ce l'ha. Non sono forse insieme sui fondamenti della politica estera, economica, sull'idea di sviluppo? Tutti insieme a far la guerra alla Libia, tutti insieme a costruire la Tav, tutti insieme a precarizzare il lavoro, prima Treu e poi Maroni.

I rapporti tra Grillo e Casaleggio sono opachi, la democrazia interna del movimento è molto dubbia, forse inesistente. Ma siamo alle solite, tutta la politica ha un rapporto opaco con il potere economico, politici diventano banchieri, banchieri diventano politici. Chi finanzia chi, chi fa le leggi in favore di chi. Se Grillo non è proprio nuovo, mal che vada sarà una replica di quel che c'è. Al momento non sembra presentare pericoli più rilevanti, per ora il M5S non ha fatto nulla di male, non si è affacciato alla politica come la Lega, sparando su immigrati e meridionali, minacciando la secessione, non è sceso in campo come Forza Italia, per salvare un padrone dai debiti e dalle inchieste giudiziarie. Può esserci più o meno simpatico, ma perchè averne paura?

Forse il Movimento si sposterà più a destra, se Lega e Pdl non riusciranno a riprendersi, se nessun altro movimento li sostituirà, se il confronto sarà soprattutto con il Partito democratico. Resta comunque molto interessante l'esperimento di un soggetto politico aggregatosi, anche grazie alla popolarità di un comico, intorno ad un blog e poi spopolato sui social network. L'affermazione di Grillo è anche l'affermazione della politica in Internet. Oltre al suo umorismo, anche questo me lo rende simpatico. Ma credo, per quanto mi riguarda, dovrà accontentarsi di un attestato di simpatia.

Di tanto in tanto su Facebook incappo su una pagina che chiede le dimissioni dell'onorevole PD Stefano Esposito. In genere promossa da notav o da grillini. Avversari verso cui l'onorevole fa tutto quanto in suo verbale potere per ottenerne la stima e il rispetto nonostante le divergenze, superando i traguardi più lontani con soli pochi passi. Pure nei confronti di suoi compagni di area o di partito in dissenso con lui, usa i medesimi riguardi meritandosi lo stesso successo. E' possibile che l'onorevole condivida il pensiero di un grande scrittore: «Che si parli di me, nel bene o nel male, purchè se ne parli». E in effetti, se ne parla. Se ne parla pure bene (a destra): secondo il giornale di Giuliano Ferrara, quello di Esposito, è un profilo interessante da studiare. Lo tengano a mente i 360 studiosi notav che di treni non sanno nulla. Il professor Massimo Zucchetti, che se lo è studiato, gli ha dedicato una lettera aperta. In 229 hanno cliccato su "Mi piace".

Tuttavia non capisco bene il senso dell'iniziativa. Di solito si chiedono le dimissioni di chi ricopre una carica esecutiva o di garanzia. Presidenti, ministri, sindaci, assessori. Non di chi è eletto, senza vincolo di mandato, ad una assemblea elettiva. Si può chiedere di non votarlo, o di non candidarlo. Ma una volta eletto, non c'è un motivo plausibile per chiedere che si dimetta, a meno che non esistano incompatibilità, motivi per cui debba essere dichiarato ineleggibile.

Il megastipendio non è una buona ragione. Come cittadino, elettore e contribuente sono tenuto, con le mie tasse, a stipendiare anche i parlamentari che non mi rappresentano. Leghisti, fascisti, pidiellini, puttanieri, e quelli che si mangiano il prosciutto in aula, per festeggiare la caduta di un governo. Compreso Esposito, ovvio. I megastipendi dei parlamentari sono una questione che concerne i costi della politica, non il giudizio su un singolo politico.

Magari l'onovervole quel giudizio se lo merita, ma è un precedente. Si immagini se diventasse consuetudine promouovere mobilitazioni per chiedere le dimissioni di questo o quel deputato. Ogni lobby potrebbe prendere di mira i suoi avversari in parlamento, promuovere petizioni per chiederne le dimissioni. Una specie di controvoto. Secondo me, non è un bene che i parlamentari possano essere sottoposti a pressioni di questo tipo. Si pensi si trattasse di un deputato NoTav e i SiTav (tutta la loro rete di interessi) si organizzassero per farlo dimettere. Sarebbe inamissibile. 

In generale poi, è una cattiva politica quella di personalizzare i bersagli. Il tal personaggio può essere quello che è, ma rappresenta un partito. Non si dovrebbe permettere al suo partito di usarlo come testa d'ariete o come catalizzatore di tutte le incazzature. Se un intraprendente e loquace deputato si colloca al centro dell'attenzione, o ci prova, con affermazioni variamente provocatorie, offensive, gratuite, si chieda conto al suo partito, le si tratti come esternazioni del suo partito. Saranno poi i leaders a smentirle o confermarle. Bersani lo ha incontrato per ribadire il favore del PD alla Tav. Ha scritto la prefazione del suo libro TavSi. Chiedo le dimissioni dell'onorevole Esposito da capro espiatorio.

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Stefano Esposito su OpenPolis

Kindle sono tentato di provarlo. Potrei leggere più comodamente qualsiasi documento in pdf, dai giornali ai rapporti dell'Istat. Qualsiasi documento. (Salvo doverli convertire, perchè Kindle - e questo è un inconveniente importante - usa un formato proprietario - azw. Amazon ha un servizio di conversione, che richiede di inviare da una propria email autorizzata il documento da convertire in allegato al proprio indirizzo [nome]@free.kindle.com).

Potrei archiviare in 2 GB di memoria, 1400 libri, quasi l'equivalente della mia attuale libreria, composta ormai anche dal mio tavolo. Potrei acquistare libri in formato digitale risparmiando il 30%. E in futuro spero anche di più. Potrei acquistare libri senza entrare in casa con il sacchetto della libreria, cioè senza essere visto da mia moglie. Potrei portare la mia libreria dappertutto, andare in vacanza senza scegliere quali libri portarmi dietro. Potrei leggere libri voluminosissimi sempre al peso di 170 grammi. Potrei leggere al buio la sera, la notte, senza dover accendere la luce o sistemarmi in prossimità di una lampada. Potrei leggere qualsiasi libro, senza che nessuno possa vedere che libro sto leggendo e a che pagina sono arrivato.

Non esisterebbe più il problema di prestare i libri. Puoi regalarli e tenerteli nello stesso tempo. Il libro è sempre come nuovo. Certo, puoi danneggiare il dispositivo e perdere tutto. Ma basta conservarne copia sul computer, su un qualsiasi hard disk separato, o meglio ancora sul web. Amazon credo conservi la libreria dei libri acquistati.  

Insomma, mi sembra di vederci un bel po' di vantaggi, sia pure con l'indole del visionario o del selvaggio che si entusiasma per gli specchietti.

Controindicazioni? 

Di ogni opera potrebbero esistere alcune copie cartacee. Lo stesso dispositivo cartaceo fa si che si perdano una infinità di dati. Tantissimi libri, tante traduzioni sono irreperibili, perchè non hanno più mercato, perchè passato il tempo dei 45 giorni in libreria, nessuno più li ristampa. Con i dispositivi digitali la ristampa dei libri non sarà più ostacolata da nulla, non dipenderà da previsioni di mercato. Una copia a zero download non causa alcuna perdita. Ma di più: con gli e-book, ciascuno potrà essere editore di se stesso (almeno potenzialmente). Non si dovranno più pubblicare libri a proprie spese, per poter iniziare.

L'indistruttibilità dei dispositivi digitali credo fosse una illusione dei primi tempi. Negli anni '80 ci dicevamo che i cd erano indistruttibili. Puoi anche saltarci sopra e lo riascolti come prima. Basta affidare un cd ad un bambino di due anni e si vede come è indistruttibile. Oggi sappamo che non è così, è consapevolezza diffusa, ed esistono copie di backup di tutto.


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Commenti al post «L'ultima sveltina» dal blog di Marina Terragni e dal gruppo milanese di Snoq.

La notizia sulla presunta necrofilia legalizzata in Egitto è stata ripresa da agenzie di stampa e giornali e commentata in vari blog. In forma dubitativa e condizionale è stata data sostanzialmente per scontata. Come fosse verosimile. Non che a qualche fanatico sia venuta in mente una legge del genere. Ma che il parlamento egiziano stia per approvarla.

Eppure che sia una storia vera o una bufala, dovrebbe essere verificato e non trattato come un fatto secondario, solo perchè si tratta dell’Egitto, di un paese nordafricano, arabo, musulmano, extraoccidentale. Il maschilismo è un razzismo, ma non è il solo.

Secondo Marina Terragni la notizia è confermata da Alarabiya, solo l'ambasciata egiziana a Londra avrebbe smentito, precisando che in parlamento potrebbe esserci qualche estremista a favore della legge necrofila. Nega ci sia razzismo nel modo di riportare e commentare la notizia (che spera non sia vera), per lei è solo una questione di sessismo. Della situazione spaventosa delle egiziane si deve parlare. Il genere viene prima delle razze. C'entra la storia e la cultura dei popoli, a tal proposito si domanda se la democrazia si possa esportare. Alla caduta di alcune dittature segue una fase di arretramento dei diritti di tutti e in primo luogo delle donne. Ricorda la rivoluzione di Khoimeni.

* * *

Mi pare che Yalla contesti proprio questa fonte. La notizia appare solo nella versione inglese e non in quella araba. Pare non ce ne sia traccia perfino nel sito del consiglio nazionale delle donne, è quantomeno curioso. Lo stato dei diritti umani in generale e delle donne in particolare, nei paesi islamici è certamente drammatico, per parlarne non occorre ricorrere frettolosamente a titoli ad effetto (il primo dei quali è dare libero sfogo ai pruriti razzisti e xenofobi di cui sono intrisi alcuni, troppi, commenti in bella mostra nel suo blog). Necrofilia o no, mi sembra ci sia sufficiente materiale di cui discorrere. I razzismi (tutti) sono figli della stessa logica, a mio parere occorrerebbe maggiore rigore e attenzione nel trattarli. L'uso del condizionale non è sufficiente alibi, secondo me.

* * *

(...) Il razzismo non c'entra niente? Questi sono alcuni commenti al suo articolo: - "Quando gente che vive in secoli diversi è obbligata (o molto incentivata) a vivere insieme, nella pia speranza di una felice integrazione (ma la moneta cattiva scaccia la buona, infatti ci sono europei che si convertono all’Islam, non viceversa), bisogna cominciare a chiedersi se non è il caso di difenderla questa nostra civiltà, altro che mondo senza frontiere. Lasciare a Bossi e Le Pen questa difesa, è stato uno dei motivi del suicidio della sinistra. L’altro è stata l’interpretazione bancaria del bene pubblico." - "Mi arriva sms che vi trasmetto: «Lo sapevo. Avremmo dovuto difendere i dittatori, laici ed equilibrati. Meglio Mubarak. La democrazia nei paesi islamici è un rischio».”.

* * *

(...) non mi pare affatto di avere sostenuto che non si debba parlare della situazione delle egiziane o delle iraniane o delle saudite... ho solo posto una questione di modalità scelta per farlo. L'sms da lei trasmesso ha a che fare con il razzismo: 1. "avremmo dovuto difendere i dittatori, laici e equilibrati", questo implica che la storia di questi popoli sia nelle mani dell'occidente, che per sè non penserebbe a dittatori "equilibrati" (??!!) ma certo quei selvaggi dovrebbero accontentarsi. dimenticando che è impensabile difendere i diritti delle donne e/o delle minoranze, senza il riconoscimento dei diritti civili. Il percoro è lungo e da lì inizia. 2. "La democrazia nei paesi islamici è un rischio", chissà che ne penserebbero di una esternazione del genere le donne e le femministe dei paesi islamici, gli attivisti e quelli che si fanno massacrare perchè, stupidini, pensano di avere diritto anche loro alla democrazia e il rispetto dei loro più basilari diritti. Devo davvero spiegarlo cosa c'è di razzista in questa esternazione?

* * *

(...) alla rivoluzione iraniana, in piena guerra civile, è seguita una guerra decennale. Feroce, contraria al diritto internazionale, foraggiata dal civile occidente (magari spaventato dalla democrazia in mano ai selvaggi) che sguinzagliò contro il popolo (il popolo!!) iraniano uno dei suoi tanti dittatori (laici ed equilibrati?!). Fatta fuori una generazione, i figli di quella rivoluzione oggi stanno facendo la loro. Non violenta, creativa, coraggiosa. Le donne sono in prima linea. Direi massimo rispetto per questo popolo che la democrazia se la merita si! E speriamo che non gli si faccia un'altra guerra, così da far passare altri 30 anni.

* * *

Aggiornamento 2.05.2012 -  La notizia sulla presunta legalizzazione della necrofilia in Egitto è stata ormai smentita sia dal parlamento egiziano, sia dal consiglio nazionale delle donne. Si vedano gli ultimi quattro link tra i riferimenti.


Riferimenti:
Egypt’s MPs deny existence of sex-after-death law, confirm early marriage draft (english.alarabiya 30.04.2012)
“Farewell sex” law story suggests Egypt’s media is up to its old tricks (Women's views on news 01.05.2012)
Ahead of elections, Egypt's state propaganda machine rolls on (The Christian Science Monitor (30.04.2012)

حول ما تردد بشأن مضاجعة الوداع

Il pezzo di Nesrine Malik (...) sostiene che non si può che essere d'accordo con ElTahawy circa i diritti violati delle donne nei paesi arabi ma considera insufficiente il ridurre questa condizione all'effetto dell'odio dell'uomo arabo nei confronti della donna araba. Come si trattasse di una malattia con cui gli arabi nascono o una malattia contratta dall'atmosfera del mondo arabo.
ElTahawy sostiene dipenda da un mix tossico di cultura e religione e auspica una rivoluzione di pensiero senza la quale non ci saranno rivoluzioni politiche.
Nesrine Malik sostiene il contrario. Cioè che sono necessarie le rivoluzioni politiche per affrontare poi la lotta al patriarcato, poichè sostiene che nel mondo arabo prima ancora di una questione di genere, c'è un problema generale di diritti civili e democrazia.
Del resto, dice, anche in occidente i diritti delle donne e delle minoranze sono stati riconosciuti solo una volta raggiunto un contesto politico in cui tradizione e chiesa sono state costrette a ritirarsi e ridimensionarsi.
In Arabia le donne non possono guidare ma gli uomini non possono eleggere i loro governanti. In Egitto le donne sono state sottoposte a test di verginità ma gli uomini sodomizzati. In sudan le donne vengono frustate per avere indossato pantaloni ma anche le minoranze etniche sono marginalizzate e sotto assalto.
In sostanza sostiene che è una questione più universale, non solo di genere.
Prioritaria è una lotta per i diritti civili, in quel nuovo contesto sarà possibile portare avanti quella alla cultura patriarcale.

* * *

(...) Credo sia semplicemente il tentativo di affrontare la complessità della realtà islamica, rifuggendo quelle semplificazioni che riducono tutto alla questione femminile attribuita, peraltro, alle popolazioni arabe e all'islam alimentando l'islamofobia e in definitiva non facendo un buon servizio a nessuno. Neanche alle donne, molte delle quali sono musulmane e non intendono rinunciare alla propria fede, senza per questo rassegnarsi a non vedere riconosciuti i loro diritti.
Questa preoccupazione ha spinto molte femministe del mondo islamico a ritirarsi e partecipare poco al dibattito pubblico, occupato principalmente da chi ne fa sostanzialmente una questione di velo.
Il merito di questa giovane femminista sta nell'avere riacceso il dibattito e trovo ne stiano venendo fuori delle interessanti questioni, come appunto il porre l'attenzione sull'universalità dei diritti che in quei paesi non è ancora riconosciuta, la necessità di rivoluzioni politiche sostanziali che apriranno la strada anche alla rivoluziona femminile, poichè sono fortemente connesse. Secondo me è un modo di inquadrare il problema molto interessante, poichè intanto della questione femminile riconosce la dimensione e la portata, essendo questione che riguarda ancora anche l'occidente (donne occidentali e donne islamiche possono trovare un'alleanza per un percorso comune che è ancora lungo anche in occidente ...) e perchè individua nella negazione dei diritti umani, nella mancanza di democrazia e nella politica tenuta in ostaggio dalla religione (qualunque religione) il reale nemico dell'emancipazione femminile, superficialmente (secondo loro e anche secondo me) spesso individuato solo nell'islam in sè. 

* * *

(...) se questi uomini non hanno la consapevolezza dei diritti che spettano a loro stessi, con più difficoltà riconosceranno quelli dell'altro, siano le donne o le minoranze.
E' quella la battaglia prioritaria.
Naturalmente non significa che le donne debbano nel frattempo attendere buonine buonine che i maschietti si illuminino d'immenso ma è necessario riconocere l'importanza delle due rivoluzioni. E che lo faccia anche l'occidente che si fa paladino della guerra al velo, anche in casa proprio e anche a costo di rinnegare principi qui acquisiti ma poi foraggia e fa affari con le peggiori dittature.
Così poi, come dice una di queste donne, si farà la guerra alla cultura patriarcale, non agli uomini arabi. 


Riferimenti:
Go, (Arab) Woman, go (Paola Caridi)

Mi è capitato di leggere il rilancio di una vecchia notizia di Fulvio Grimaldi. Secondo cui, con il pretesto di combattere la tricofitosi, dal 1951 il ministero della sanità israeliano fece un esperimento nucleare di massa su centomila bambini sefarditi sottoposti a dosi massicce di raggi gamma, con tanto di finanziamento statunitense, poichè in Usa era proibito fare esperimenti del genere sui propri detenuti e malati mentali. Migliaia di bambini morirono, molti svilupparono tumori e altre malattie. In un film documentario trasmesso su Channel Ten, per Dimona Productions, reperibile anche su Haaretz, uno storico spiega che l'operazione era parte di un programma eugenetico mirato a eliminare le componenti deboli o difettose della società. Provocatoriamente Grimaldi invita i giornalisti esperti in antisemitismo a prendere visione del film.

Tutto è possibile. Anche l'ipotesi peggiore può essere presa in considerazione. Si legga Gad Lerner sulle vite indegne di essere vissute, opera di Marco Paolini, là dove scrive: "L´eugenetica, pseudoscienza della selezione ottimale della specie umana, ben prima del nazismo, e ben oltre, affonda le sue radici nel positivismo della razionalità occidentale (...) il medico che rivendicava la sua funzione sociale a beneficio di una collettività impoverita che doveva pur risparmiare per sopravvivere, dandosi priorità di tutela, e che magari si sforzava di non lasciar soffrire, sopprimendola, la vita indegna di essere vissuta, siamo così certi avesse una sensibilità tanto diversa dalla nostra? Non agiva forse anch´esso per il progresso?" Politiche eugenetiche applicate sono attribuite anche a Stati Uniti, Svezia e Finlandia.

Tuttavia, ipotesi e testimonianze sono da presentarsi come tali, dando conto del quadro d'insieme, per quanto lo permettano il materiale e le fonti disponibili. La scelta di evidenziare una sola lettura, una sola ipotesi, la più demonizzante possibile, omettendo tutto il resto dà luogo ad un modo di fare informazione fazioso, propagandistico che, se rivolto senza nessuna cautela contro lo stato ebraico, finisce per essere contiguo al repertorio antisemita.

Sul Ringworm affair c'è una scheda di Wikipedia in inglese.
Le cifre del post di Grimaldi tratte dal film citato vanno probabilmente ridimensionate. I numeri attribuiti al caso israeliano sono forse i numeri su scala mondiale: 200 mila bambini trattati, 6 mila morti. I bambini trattati in Israele dovrebbero essere soltanto (si fa per dire) 15-20 mila. Secondo i dati demografici di'archivio, la comunità di migranti marocchini in Israele era composta da 80 mila persone, i minori dovevano essere circa 20-25 mila. I sottoposti al trattamento non potevano essere di più. Il trattamento non era sperimentale, bensì la procedura utilizzata in tutto il mondo tra il 1910 e il 1959, e prevista dallo standard Adamson-Kienbock.
Il film documentario "The Ringworm Children", fonte principale della divulgazione di accuse contro l'establishment medico israeliano, è stato proiettato in Israele nel 2003 ed ha vinto il Festival internazionale del Cinema di Haifa. Nel 2007 però i produttori si sono dissociati dalle conclusioni del film. 
Il trattamento standard della tigna. La narrazione accusatoria non tiene conto del fatto che il trattamento contro la tigna cui sono stati sottoposti i bambini sefarditi in Israele negli anni Cinquanta era parte di due contesti molto più ampi. 1) Il contesto internazionale, che vedeva sottoposti al medesimo trattamento i bambini di molte altre parti del mondo, in Siria, in Jugoslavia, a New York, in California, in Portogallo, in Svezia. L'agente principale dietro queste operazioni di eradicazione della tigna era l'Unicef. 2) E il contesto ebraico più ampio e precedente allo Stato di Israele. Tra gli anni 1921-1938 ci fu una campagna tra gli ebrei dell'Europa Orientale nel corso della quale furono irradiati circa 27 mila bambini, in parte per consentire alle loro famiglie di emigrare, dato che la tigna era motivo di esclusione dagli Stati Uniti e altrove. Gli organizzatori erano convinti che la campagna europea era stata coronata da successo e quindi cercarono di far beneficiare gli ebrei del Marocco della stessa campagna. Solo che la maggior parte dei bambini ebrei  irradiati in Europa orientale morirono nell'Olocausto, quindi non c'era modo di conoscere le conseguenze che tale trattamento ebbe su di loro.

Quali siano i limiti della responsabilità dello Stato d'Israele per le conseguenze della campagna medica degli anni Cinquanta è un dibattito aperto. L'idea che me ne sono fatto è che si sia trattato di una vicenda segnata dalla paura, dalla diffidenza e anche da un pregiudizio razzista europeo nei confronti di immigrati provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente, con la sopravvalutazione del pericolo di malattie da trattare con indiscriminato eccesso terapeutico. Che poi gli studi sul rapporto tra le radiazioni e i tumori e gli altri effetti collaterali, accertato solo molti anni dopo il 1960, possano essere stati considerati anche in ambito militare, è possibile. Israele ha comunque ammesso una propria responsabilità legale e morale, approvando alla Knesset nel 1994 una legge per il risarcimento, anche se, scrive Haaretz, le condizioni del risarcimento sono tali da impedire ad una piccola somma di raggiungere la gran parte delle vittime.


Riferimenti:
The Ringworm Children (produced by the Dimona Communications Center and directed by Asher Nachmias and David Balchasan)
Ringworm affair (Wikipedia)

Nei testi sacri ci sono due piani distinti, uno regola i rapporti uomo/divinità e l'altro quelli uomo/uomo. il primo è sostanzialmente immutato e molto simile in tutte le tradizioni ed è quello che ha a che vedere con l'ambito spirituale. l'altro che, per quanto possa apparire, soprattutto in certi passi, "primitivo" è in genere storicamente un passo avanti rispetto al tempo e al luogo, cioè alle gente a cui si rivolgeva (perfino il corano rispetto alla donna, in quei tempi meno considerata del bestiame), è soggetto a mille interpretazioni che vanno più o meno in direzione del grado di civiltà delle varie epoche ma addirittura contrastanti nella stessa epoca, a secondo dei fini a cui vengono piegate. "Vero" islam o "vero" cristianesimo ha senso, io penso, solo per il messaggio spirituale di quei testi. (Tk)

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